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SCANDALO IAL-CISL PER CENTINAIA DI MILIONO DI EURO
15.05.2008 Fonte: Tuttiassunti.it "Quotidiano di online su economia e lavoro in bruzzo e Molise

Il “buco” milionario che spicca nei conti dello Ial (Istituto addestramento lavoratori) di Abruzzo e Molise, ma anche in quello di altre regioni, come la Toscana, il 16 maggio sarà al centro della trasmissione “Mi manda Rai3?. Il programma farà il punto sul passivo dell’ente di formazione della Cisl. Nei bilanci c’è una “voragine”. Ci sono perdite, per il periodo che va dal 2000 al 2006, per oltre 35 milioni di euro sulle quali ci sono indagini della Finanza e della magistratura, con tanto di inquisiti. Sono centinaia i corsi “di orientamento e di assistenza all’inserimento lavorativo e di creazione d’impresa, o finalizzati a favorire l’accesso al mondo occupazionale dei giovani e delle categorie svantaggiate” tenuti negli ultimi sei-sette anni dallo Ial. Per ognuno di essi sono stati introitati, mediamente, 60-70 mila euro. Ma la maggior parte degli insegnanti non è stata retribuita. E aspettano di essere pagati anche tanti ragazzi che hanno seguito i corsi. Per ciò hanno protestato e hanno presentato ricorsi, esposti, denunce in Procura e pacchi di decreti ingiuntivi. “Nascondendosi dietro motivazioni a volte incredibili e dietro costanti rinvii - confermano alcuni - lo Ial ha rimandato sempre il momento dei rimborsi”. In realtà il denaro a loro destinato non c’era più. Sparito… Una montagna di risorse dissolte. E poi ci sono gli scoperti con gli istituti di credito e i fornitori. I contributi non versati all’Inps e le tasse che l’Agenzia delle entrate dovrebbe recuperare: circa 16 milioni di euro. Problemi anche per i dipendenti. Lo Ial-Cisl nazionale, guidato da Graziano Trerè, nei mesi passati ha riunito il proprio comitato di indirizzo e di controllo, il quale, dopo aver esaminato gli esiti della verifica sullo stato finanziario e patrimoniale dello Ial Abruzzo e Molise, ha deliberato la nomina di un commissario straordinario. Il deficit riscontrato è stato definito “ingiustificato”. E poi ecco consuntivi manipolati, costellati di numeri bugiardi, inventati per nascondere il più possibile emorragie di quattrini, sperperi, gestioni allegre. “Sprechi e inutili costosissimi acquisti, come certe automobili… Finanziamenti che, invece di servire a regolarizzare una situazione di estrema e grave difficoltà, finivano in oscuri meandri”. Si vocifera di campagne elettorali e, addirittura, di soldi convogliati nel calcio, ad una squadra del Meridione.
Quei bilanci “taroccati” hanno avuto, puntualmente, il nulla osta dell’ex segretario regionale della Cisl, Gianni Tiburzi, di Avezzano (L’Aquila), in carica fino al 2005 e del consiglio di amministrazione che lo affiancava e spalleggiava. Anche Gaetano Pace, tuttora presidente dell’istituto, ha ogni volta dato l’okay a quelle cifre, che approdavano successivamente in Regione. E poi nella vicenda sono coinvolti Francesco Gizzi, di L’Aquila, ex amministratore delegato dell’istituto, e il suo successore, Bruno Colombini, i quali, insieme, hanno anche mandato avanti uno studio commerciale a Pescara.

Lavoratori pubblici sotto assedio "Noi figli di un Dio minore"
Fonte: "La Repubblica" del 23/05/2008 - articolo di BARBARA ARDÙ ed. Nazionale p. 04


ROMA - «Noi non li facciamo gli straordinari. Siamo dei fannulloni». Ministero della Pubblica istruzione, ore 16,40. Francesco, 25 anni di lavoro, 1.300 euro di stipendio, apre l'ombrello e si avvia a piedi, sotto la pioggia, alla fermata dell'autobus. Con lui c'è una collega, che tira fuori il badge, lo passa nel tornello e poi si gira. «Lo scriva però che il cartellino ce l'abbiamo e lo timbriamo». Un uomo e una donna? Due lavoratori? No, due dipendenti pubblici. Quasi una categoria a parte, una "razza" con un proprio Dna: il cappuccino alle dieci, la spesa all'una e un alto livello di morbosità, tant'è che si ammalano più dei dipendenti privati. Almeno così dicono le statistiche, che i sindacati però contestano. «Vorrei conoscere i dati sui dipendenti privati - si sfoga Michele Gentile, Cgil-Funzione pubblica - quelli veri però». Sotto schiaffo da anni, gli statali oscillano ormai tra vergogna rabbia e impotenza. «Siamo figli di un Dio minore», allarga le braccia Marta, dipendente del Tesoro. Non c'è Finanziaria che non abbia "tagliato" qualcosa nei bilanci di ministeri e enti pubblici. «Licenzieremo i fannulloni», ha promesso Renato Brunetta, appena insediatosi sulla poltrona di ministro. Via le tasse sugli straordinari, ha deciso il governo, ma solo per i lavoratori privati. E ieri, all'assemblea di Confindustria l'applauso più fragoroso è arrivato quando il presidente Emma Marcegaglia ha preso di mira gli statali chiedendo al governo che dalle parole si passi ai fatti, eliminando quello «scandalo nazionale», così lo ha definito, che è l'assenteismo nel pubblico impiego. Che nemmeno loro, gli statali, negano tout court. «Certo che ci sono i fannulloni - dice Roberto, dipendente del ministero degli Esteri - ma ci sono dappertutto. E comunque noi gli straordinari non li facciamo da anni. Hanno tagliato il budget. Li fa solo chi lavora nelle segreterie generali, nelle unità di crisi, i funzionari». Ma Fabio un po' di rabbia in corpo ce l'ha ancora. «I funzionari? Quelli non fanno niente. A me invece che lavoro in un ufficio operativo questa decisione del governo non piace affatto». Giulia, che lavora al Tesoro è allibita: «Dovevano aiutare le famiglie - si domanda - e perché quelle degli statali non sono famiglie»? Si scopre però, girando per ministeri, che gli straordinari, sono stati, di "fatto", aboliti da anni, almeno per i livelli più bassi. Luciano, 33 anni di servizio alla Pubblica istruzione, 1300 euro di stipendio, è categorico. «Il problema, non sono gli straordinari, è il reddito, è su questo che vanno ridotte le tasse se è vero che i salari sono bassi». Ci sono invece settori dove il lavoro extra è fisiologico. La sanità è una bomba a orologeria. «Non capisco perché i miei straordinari non vengano detassati - si chiede Franca, infermiera in un grande nosocomio- mentre quelli di chi lavora in una clinica privata sì». Ma la realtà, in alcuni ospedali, è ancora più dura. «Da noi c'è il blocco degli straordinari - dichiara Maurizio Koch, direttore dell'Unità di gastroenterologia dell'ospedale San Filippo Neri a Roma - ce lo impone il piano di rientro dal debito della Regione. Sono previsti solo per le medicine d'urgenza». E gli infermieri? «Sono sotto organico, spesso vengono richiamati appena staccano il turno, 14 ore di lavoro, di fila». E se il Lazio non fa scuola perché ha un debito sanitario esplosivo, non va meglio neanche in Liguria. «Sia i medici che gli infermieri fanno gli straordinari - spiega Gianfranco, medico al Galliera di Genova - ma per lo più non gli vengono pagati,a volte rientrano in progetti speciali». Fannulloni? «Quel che fa male - aggiunge Koch - è l'idea che le Asl rappresentino la peggiore amministrazione possibile in Italia e che il Sistema sia al disastro, quando invece ci sono professionisti che fanno il loro lavoro, spesso con contratti a termine».

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